Psicomotricità per i disturbi cognitivi

Il gioco è la medicina più grande– Lao Tzu
Perché la psicomotricità con bambini con disturbi cognitivi?

Per disturbi cognitivi si intendono tutte le alterazioni o disfunzioni nelle capacità cognitive: attenzione, memoria, percezione, ragionamento. Da queste funzioni basiche derivano le capacità cognitive complesse quali l’orientamento, il linguaggio, le abilità prassiche, le funzioni esecutive; esse sono carenti nel ritardo psicomotorio e nelle patologie genetiche, nelle sindromi ma anche nei casi di autismo, ADHD, nei disturbi di apprendimento ecc.

La psicomotricità risulta essere d’aiuto ai bambini con capacità cognitive carenti poiché la dimensione ludica e le modalità con le quali il bambino sperimenta e potenzia tali abilità risultano essere motivanti e atte a fare emergere le potenzialità. Il terapista crea la giusta mediazione attraverso gli strumenti che caratterizzano la psicomotricità quali il corpo, la sensorialità, il movimento, il gioco, la produzione grafica e manipolativa. Anche qui, come in altre aree di intervento in Imparole, ha un ruolo importante l’utilizzo dei giochi strutturati in scatola per lavorare sul processo, la parola e con essa “la domanda” quale strumento cardine per la mediazione. Infatti la terapia neuro-psicomotoria in Imparole è frutto dell’integrazione tra varie metodologie, tra le quali il Metodo Feuerstein e la terapia Cognitivo Comportamentale (CBT).

 

Quante volte alla settimana il terapista della neuro e psicomotricità vede il bambino?

La terapia per i disturbi cognitivi è a cadenza mono-settimanale o bi-settimanale ed è integrata spesso con terapie logopediche e/o pedagogiche.

 

Come può il genitore aiutare il bambino ogni giorno?

Le figure genitoriali sono coinvolte nel setting terapeutico con varie modalità a seconda del progetto terapeutico. L’obiettivo è quello di garantire il ponte fra stanza di terapia e ambito domestico per rendere più efficace l’intervento terapeutico. Le tecniche del colloquio counselling integrate alle pratiche psicopedagogiche, accompagnano i genitori negli incontri periodici al fine di condividere obiettivi, strumenti e attività da calare nel quotidiano. In questo modo viene allargato lo sguardo sulla competenza genitoriale ed educativa, per averlo sempre più vicino al bisogno reale del bambino e del contesto familiare.

 

Come il terapista della neuro e psicomotricità lavora con l’insegnante?

Il terapista programma colloqui con gli insegnanti per capire come il bambino vive a scuola le sue difficoltà e se queste condizionano le relazioni coi pari e con gli insegnanti.

Sono sempre poi suggerite strategie per facilitare l’acquisizione di competenze da parte del bambino all’interno del contesto scolastico e regole di comportamento che lavorano in senso positivo sul suo sentimento di competenza.

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