Psicomotricità per i disturbi motori

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in anno di conversazione.– Platone
Perché la psicomotricità con bambini con Disturbi delle Capacità Motorie?

Il “Disturbo delle Capacità Motorie”, detto anche “Disturbo dello Sviluppo e della Coordinazione” presenta una marcata compromissione delle funzioni correlate alla coordinazione motoria, con evidenti fatiche nello svolgimento delle attività quotidiane. È riconducibile a ritardo psicomotorio, disprassia, ed è spesso correlato a disturbi di apprendimento, ADHD, casi con autismo e sindromi genetiche.

La psicomotricità per questi bambini risulta essere efficace, in quanto offre loro un luogo (il setting psicomotorio) dove potersi esprimere liberamente e sperimentarsi con il proprio corpo in attività motorie quali il gioco sensoriale, senso-motorio, vestibolare, il gioco evolutivo, l’arrampicata, nell’attività spontanea e nell’organizzazione di percorsi, giochi con la palla, attività fino-motorie, manipolazione, attività grafica. Lo scopo è quello di poter apprendere strategie funzionali per un agire più efficace nelle attività della vita quotidiana. Se si costruiesce un sé corporeo integrato questo diventa una base portante allo sviluppo delle funzioni cognitive e psicologiche, correlate alla costruzione di un Sé che agisce nello spazio, nel tempo e nella relazione con l’ambiente e con l’altro.

I terapisti della neuro psicomotricità di Imparole, per potenziare l’efficacia dell’intervento e attivare la motivazione del bambino, propongono metodologie integrate, fra cui l’arte terapia, il modello DIR Floortime, il metodo S.A.M. e altri approcci utili ad aiutare in modo creativo ed efficace il bambino e la sua famiglia.

 

Quante volte alla settimana il terapista della neuro e psicomotricità vede il bambino?

La terapia psicomotoria per i disturbi motori è a cadenza mono-settimanale o bi-settimanale.

 

Come può il genitore aiutare il bambino ogni giorno?

Le figure genitoriali sono coinvolte con varie modalità, a seconda del progetto terapeutico, al fine di garantire quel ponte fra stanza di terapia e ambito domestico, nel quale il bambino esercita tutti i giorni gli schemi motori riferiti alle attività quotidiane, per esempio quelli deputati alle autonomie personali di abbigliamento. I colloqui periodici con i genitori hanno lo scopo di:

  • condividere obiettivi, strumenti e attività da utilizzare “nel quotidiano”
  • riflettere e implementare la competenza genitoriale ed educativa, rivolta a una più efficace espressione delle risorse funzionali pratiche ma anche relazionali e comunicative

 

Come il terapista della neuro e psicomotricità lavora con l’insegnante?

Sono previsti colloqui periodici con gli insegnanti per monitorare le competenze e le fragilità prassiche e relazionali in ambito scolastico, per condividere una lettura comune del bambino e strategie atte a rafforzare il senso di competenza e con esso l’autostima.

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