Imparole Online ai tempi del Covid19

Imparole Online ai tempi del Covid19

In questo periodo di emergenza sanitaria, dove i bambini/ragazzi vivono in una sorta di ritiro sociale, in una esclusione dal mondo e dalla realtà, una clausura imposta e dove il loro disagio è diventato anche il nostro, noi di Imparole abbiamo ritenuto che è nostro compito reagire a questa situazione nei modi che ci sono possibili.

La nostra priorità è quella di salvaguardare la relazione, reinventarsi quindi per essere sempre vicini ai ragazzi e alle famiglie, usando tutta la competenza e il know-how maturati negli anni nella terapia frontale, aggiungendo fantasia e creatività.

Tutti i terapisti, logopedisti, neuropsicomotricisti, pedagogisti, psicologi, educatori del gesto grafico, stanno continuando con le terapie online e si stanno “re-inventando” per lavorare con i loro utenti in modo diverso, interattivo, accattivante e divertente.

La domanda che potrebbe sorgere per terapisti che, come noi, abbracciano la metodologia Feuerstein, è: continuare il lavoro di mediazione nella terapia per produrre micro-cambiamenti, per mantenere la reciprocità e quindi viva la relazione, è possibile se lavoriamo online?

Bene, la risposta è: sì, si può!!!

Anche il Dott. Lebeer, collaboratore di Feuerstein e nostro supervisore, ci sta sostenendo in questa scelta. Siamo convinti che se si conosce un bambino, si può lavorare anche a distanza, perché con le nuove tecnologie e i nuovi strumenti che sono a nostra disposizione (Skype, Meet, Zoom) si può mediare e dialogare. A volte, con i bimbi più piccoli o con difficoltà e fragilità maggiori, è necessario l’aiuto di un’altra persona a casa, del genitore, che aiuti i figli nella gestione dello strumento o che diventa “il braccio” del terapista, in una modalità di co-terapia, formazione e tutoraggio anche del genitore, quello che è indicato in una visione ecologica. Questo lavoro sinergico terapista-famiglia-utente, che è la base del nostro approccio SECEM (modificabilità cognitiva strutturale ecologica ed emotiva) rende ancora più visibile il concetto di ambiente modificante di Feuerstein e aiuta tutti noi a mettere in pratica gli insegnamenti per la flessibilità.

L’attività online oltre a tenere viva la relazione, contro questo isolamento sociale, offre nuovi spunti di condivisione di obiettivi, modalità e mediazione tra terapista e ambiente quotidiano del ragazzo o famiglia. Il terapista che incontro la famiglia a casa loro e che si modifica per aiutare loro, seguendo la rivoluzione copernicana che volevo Reuven Feuerstein.

Anche la didattica a distanza è un ottimo strumento per gli insegnanti. Anche per loro è importante non interrompere il contatto con gli allievi e raggiungerli a casa, come dice Daniela Lucangeli, è una sorta di rivoluzione: non sono i bambini ad andare a scuola, ma è la scuola che li raggiunge a casa. E’ qualcosa di inedito che chiede di cambiare prospettiva: gli insegnanti devono trovare nuovi modi di fare didattica utilizzando strumenti con cui non sempre hanno dimestichezza, ma anche gli allievi vivono un’esperienza nuova: la scuola viene a casa mia. Dal punto di vista della motivazione e della relazione è un messaggio potente: tu sei importante, voglio entrare in contatto con te e quindi ti vengo a cercare. La tecnologia, che spesso viene criticata dal mondo degli adulti, diventa mezzo di incontro, di mediazione: l’umano entra in contatto con l’umano. Feuerstein aveva proprio messo l’accento sul fatto che il mediatore debba sempre essere una persona e non un pc. Ma in questo caso usiamo altre modalità, e il contribuito dell’adulto del mediatore non viene meno, anzi viene arricchito. E’ importante non perdere continuità didattica e di relazione perché gli alunni hanno bisogno di avere dei punti di riferimento: in questa situazione, più che mai l’apprendimento non passa solo dal cognitivo, ma soprattutto dalle emozioni: l’apprendimento colorato di emozioni, come dice Feuerstein, lascia delle tracce mnestiche più profonde e quindi un apprendimento più significativo.

Feuerstein era contro i videogiochi, perché sosteneva che non ci sia reciprocità né mediazione di trascendenza o di significato nell’esperienza virtuale di gioco. I videogiochi sono “individuali”, non c’è un dialogo e si è soli davanti al computer, mentre la mediazione presuppone sempre un dialogo.
Nelle terapie e nella didattica a distanza il dialogo, l’interazione e la reciprocità ci sono: ci si vede, si parla, ci si guarda negli occhi e si condividono attività.

Siamo convinti che il servizio online, per quanto diverso da una terapia in presenza, sia una ottima alternativa in questo momento di emergenza. Ci permette di rimanere comunque in contatto, di mantenere viva la relazione e attivare i nostri utenti aiutandoli ad affrontare le loro fragilità. Non solo: crediamo sia un valido supporto anche per le famiglie che si trovano a dover gestire i figli in casa e che possono, online, ricevere anche un supporto alla genitorialità. E forse, per alcuni di loro, diventa anche una preziosa occasione di fare terapia insieme… e anche per noi terapisti diventa un momento di condivisione e osservazione. Manteniamo in questo modo viva la mediazione dell’alternativa ottimistica, come più volte sottolineato in questi giorni da Rabbi Rafi Feuerstein, e a noi piace!

Abbiamo creato strumenti che possono essere utili a tutte le nostre famiglie, abbiamo studiato e “inventato” nuovi modi di fare terapia…

Abbiamo aiutato altri professionisti che erano un po’ a digiuno degli strumenti informatici e ci piace rimanere a disposizione per scambiare idee sul tema, avere feedback dalle famiglie e dare maggiori informazioni su come fare terapie online. Chiedeteci pure!!!

Insomma #iorestoacasa ma con creatività e in contatto #veniamonoidavoi!!!

 

Per l’Equipe di Imparole, gli applicatori Feuerstein Vinia Lovati, Daniela Patruno, Raffaella Rosas e la responsabile dell’area Sostegno e sviluppo di Imparole Evelyn Galgano

 

Cernusco sul Naviglio, 25 marzo 2020