L’importanza della cura dello spazio all’interno della terapia

L’accoglienza di un bambino (e dei suoi genitori) in terapia è molto importante, per questo motivo ogni incontro viene programmato con molta attenzione.

Vorremmo porre l’accento su un aspetto basilare dell’accoglienza del bambino: la preparazione dello spazio all’interno della stanza della terapia (setting). È importante che tale spazio sia funzionale alle caratteristiche e ai bisogni specifici di ogni bimbo/ragazzo, per cui si incomincia osservando i nostri piccoli utenti e cercando di mettersi in ascolto e in sintonia con loro. Lo spazio viene quindi pensato, allestito e continuamente rimodulato durante il percorso sulla base di come i bambini/ragazzi si “muovono” nella stanza della terapia, delle loro emozioni e degli obiettivi di potenziamento che stiamo perseguendo con loro. Ne consegue come non vi possa essere una modalità di predisposizione del setting terapeutico che vada bene sempre per tutti. Sono invece fondamentali l’attenzione al singolo, l’individualizzazione e la continua ridefinizione “work in progress”: i bambini crescono, apprendono nuove competenze e con loro si modifica anche lo spazio che li accoglie, “adattandosi” alle loro nuove abilità ed esigenze.

È importante che lo spazio risulti piacevole e accattivante, in modo tale da stimolare la curiosità e la motivazione dei bambini/ragazzi nei confronti dell’incontro di terapia e, più in generale, del percorso che stanno seguendo insieme a noi terapisti. Il proprio gioco preferito posto in primo piano, i propri disegni appesi al muro, il lavoro pronto sul tavolo, l’orologio e il calendario della stanza adattati alle loro esigenze… sono solo alcune accortezze che denotano l’attenzione dell’adulto nel sintonizzarsi con i bisogni dei suoi utenti.

È inoltre di fondamentale importanza che lo spazio risulti chiaro e comprensibile per i bambini, in modo tale da favorire in loro la prevedibilità (“cosa mi attende durante questa seduta?”), prima ancora della “spiegazione” verbale del terapista, focalizzare l’attenzione e contenere l’ansia. Ad esempio un ampio spazio con materassini e un trampolino in primo piano “parla da sé”, permettendo al bambino di prevedere che sta per affrontare una seduta di psicomotricità. Il medesimo spazio con predisposto un percorso con cerchi, corde e ostacoli permetterebbe al bambino di prepararsi a un altro tipo di seduta di psicomotricità, più strutturata. Un quaderno a quadretti sul tavolo con tavola pitagorica e linea dei numeri in primo piano è un altro esempio di spazio che “parla da sé” (si sta per affrontare una seduta di potenziamento delle competenze logico-matematiche), mentre una situazione con vari quaderni, fogli, pennarelli e scatole gioco sul tavolo e altri giochi sul pavimento non comunica nulla di chiaro e in alcuni bambini potrebbe generare ansia e una sensazione di confusione.

Non tutti i bambini e i ragazzi hanno bisogno dello stesso livello di prevedibilità e strutturazione: dipende dall’età e dai loro bisogni. La nostra esperienza clinica ci suggerisce comunque come i bambini piccoli siano in generale più sensibili a prevedibilità e strutturazione (si veda a tale proposito la cura riposta nell’organizzazione degli spazi negli Asili Nido e nelle Scuole dell’Infanzia), così come i bambini con disturbo dello spettro autistico, i bambini con vari disturbi del neurosviluppo, i bambini con disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, ma anche i bambini/ragazzi in età scolare con qualche difficoltà attentiva e facile tendenza alla distraibilità. Anche per coloro che potrebbero inizialmente giovare di un alto livello di strutturazione ambientale e di prevedibilità, questo non è altro che un primo passaggio per favorire l’avvio del percorso: progressivamente tale facilitazione dovrebbe gradualmente sfumare per permettere al bambino di generalizzare le nuove competenze acquisite a tutti i contesti di vita, che nella maggior parte dei casi non vengono adattati ai bisogni specifici di ogni singolo bambino e sono connotati da un certo grado di imprevedibilità.

Così come gli obiettivi, le strategie di intervento e l’evoluzione del percorso vanno concordate e condivise con la famiglia e gli insegnanti, lo stesso dicasi anche per il modo in cui pensiamo e organizziamo il setting terapeutico: alcuni accorgimenti del contesto risultati utili in terapia potrebbero essere generalizzati anche in ambito domestico e scolastico (e viceversa) e contribuire a creare intorno al bambino un “ambiente modificante” (Reuven Feuerstein) che favorisca l’evoluzione della persona.

 

Dottoressa Daniela Chiarello – pedagogista