L’importanza dello sguardo – Ruolo del referente pedagogico in Imparole

“Ciascuno cresce solo se sognato”, ho ritrovato in questo titolo di una poesia di Danilo Dolci il senso dello sguardo pedagogico: l’attitudine a saper sognare, saper andare oltre il fenomeno per avere una visione inedita della persona in formazione e scorgere il germe del cambiamento sempre, anche nelle situazioni più buie.

E’ con questo sguardo che i referenti pedagogici di Imparole lavorano con bambini, famiglie e insegnanti.  La sfida educativa è di per sé complessa, ma diventa ancora più ardua nelle situazioni di disagio. Il ruolo del referente pedagogico è di fungere da collegamento, ponte tra le diverse istanze, coinvolte in un processo educativo.

La presa in carico di una famiglia implica una cura, cioè creare connessioni tra i diversi sistemi relazionali nei quali i bambini e le loro famiglie sono coinvolti. In particolare, con la scuola dove la quotidianità, la fatica di educare ed insegnare appiattiscono i sogni su pratiche che a volte diventano vuote di senso, tanto più quando le sfide dell’inclusione si fanno ardue e si rischia di gettare la spugna.

Allora il ruolo del referente pedagogico è quello di offrire alla scuola uno sguardo altro, connesso con il mondo della terapia e della famiglia, con l’obiettivo di mettere in moto un processo di inclusione che sappia andare incontro ai bisogni di tutti, bambini e bambine della classe e sappia costruire percorsi di apprendimento efficaci per tutti.

A partire dalle differenze e dalle difficoltà, il lavoro in sinergia tra scuola e referente pedagogico può dare vita a percorsi didattici creativi e significativi per ognuno nel suo essere unico e speciale.

Concretamente il referente pedagogico cosa fa?

Crea occasioni di incontro e confronto che coinvolgano scuola e famiglia con l’obiettivo di mettere in comune la conoscenza del bambino, gli obiettivi da perseguire, le strategie sperimentate. Inoltre si cerca di attivare anche nel contesto scolastico un ambiente il più possibile modificante (Feuerstein), che predisponga occasioni di apprendimento significativo e modificante;

Funge da ponte tra la famiglia e la scuola, aiutando a definire azioni educative e didattiche condivisibili e sostenibili anche nell’ambito famigliare;

Monitora la coerenza tra gli obiettivi terapeutici e scolastici, affinchè i cambiamenti diventino strutturali e generalizzati.

L’intento principale è di attivare un sistema di relazioni costruttive, ma soprattutto di pratiche e strategie condivise che mettano al centro il bambino e il sogno su di lui. Non dobbiamo rinunciare a volare alto, perché sono i voli più alti che ci consentono di raggiungere obiettivi insperati.

 

Autrici articolo: dottoressa Daniela Patruno e dottoressa Vinia Lovati