Trattamenti Intensivi – le terapiste raccontano

trattamenti intensivi

Eleonora – logopedista

Le settimane di trattamento intensivo vedono coinvolti ragazzi e terapisti in una full – immersion di mediazione e terapie. E’ un’occasione unica per tastare con mano quanto l’intervento mirato e costante possa portare a micro e macro cambiamenti nei nostri ragazzi.

Durante le settimane si riescono a creare forti legami tra terapista e utente, permettendo di implementare il sentimento di competenza dei ragazzi, che riescono gradualmente a raggiungere piccoli e grandi obiettivi in tempi rapidi, affidandosi e rinforzando il rapporto con i terapisti.

Queste settimane rappresentano anche un’occasione di socializzazione per i nostri ragazzi, che spesso continuano a frequentarsi durante l’anno.

 

Serena – logopedista

“Il lavoro di squadra divide i compiti e moltiplica il successo”

Questo succede nei trattamenti intensivi: un lavoro di squadra, l’equipe, tra tutti i terapisti che si occupano del ragazzo al fine di far sviluppare le sue potenzialità.

Gli intensivi sono una full-immersion, individuale e/o di gruppo che permette al ragazzo di confrontarsi non solo con i propri limiti ma anche con le proprie risorse.

Si lavora per settimane, in maniera continuativa, con i ragazzi e con i colleghi che con la loro professionalità e diversità arricchiscono il mio lavoro, restituendomi un’immagine completa del ragazzo.

Durante gli intensivi si instaura una relazione significativa anche coi genitori che si fidano e si affidano per poter fare il meglio per il proprio figlio. Mi piace l’idea di essere utile a loro e/o alle persone che sono più vicine al ragazzo dando degli spunti di riflessione sulle modalità comunicative, relazionali e sulla mediazione secondo il metodo Feuerstein.

E’ motivante vedere come un ragazzo possa fare progressi dall’inizio degli intensivi all’ultimo giorno.

 

Ombretta – logopedista

La letteratura scientifica spesso riporta l’efficacia dei trattamenti intensivi nella riabilitazione di diverse problematiche, ma spesso per ragioni logistiche non si riesce a metterli in atto nella pratica clinica. Il periodo di trattamenti intensivi lancia una sfida a noi terapisti e ai genitori, in primis per affinare il nostro sguardo. Notare i microcambiamenti permette a noi operatori di proporre attività sempre nuove e pensate ad hoc, permette anche ai genitori di scoprire potenzialità del loro bambino. La collaborazione di tutte le figure professionali coinvolte rende questo percorso unico per ogni utente e per ogni famiglia che accetta la sfida di essere/diventare, insieme all’equipe di Imparole, un ambiente modificante.

 

Rossella – logopedista

Durante il corso dell’anno i bambini sono molto occupati: la scuola, le diverse terapie, lo sport, il catechismo… Capita spesso che si decida di ridurre la frequenza della terapia a causa dell’eccessiva stanchezza causata dai troppi impegni, o che si preferisca procedere con la terapia più urgente, trascurando aspetti secondari, ma altrettanto importanti. I trattamenti intensivi sono stati pensati proprio per questo. Logopedisti, neuropsicomotricisti, pedagogisti e psicologi mettono insieme le loro competenze per favorire uno sviluppo armonico del bambino a 360°. Lavorare in equipe, a stretto contatto, ci permette di proporre un intervento mirato ed efficace. Sono contenta dei risultati che ogni anno questa esperienza ci porta.

Vinia – psicologa e applicatrice Feuerstein

I trattamenti intensivi rappresentano un’occasione per tutti di sperimentare quanto sia efficace poter fare più ore di terapie diverse nella stessa giornata per 4 settimane di seguito. L’aspetto positivo, oltre ai micro cambiamenti che si notano nei bambini e nei ragazzi, riguarda anche il lavoro con le famiglie, che diventano parte integrante e attiva nella stanza di terapia. Coinvolgere la famiglia, ma anche chi si occupa dei bambini durante tutto l’anno (nonni, terapisti, educatori ecc.), aiuta a modificare l’approccio e la visione di ogni singolo bambino. Lavorare insieme su come proporre una attività o un gioco in modo che anche dalla quotidianità si possa imparare, aumenta la possibilità che i micro cambiamenti possano diventare macro cambiamenti. Il lavoro con le famiglie diventa stimolante anche per me terapista: cercare di mettermi in gioco e aiutare le famiglie a poter cambiare la visione della fragilità dei propri figli insieme, con obiettivi condivisi, rende più tangibile ciò che con impegno l’equipe ottiene come risultati.